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Dal suono dei passi leggeri Ti voglio mettere in Anna, in nome di Dio, non Da quella sera cominciò una Tutto è finito - disse Sopraggiunse intanto la La primavera aveva tardato ad Perché il falegname non Su, magari, vada per Ma voi, del resto, anche Non fa nulla, padrone, si Levin montò a cavallo e andò Mentre nella migliore Stepan Arkad'ic non disse Ehi, Agaf'ja Michajlovna Ho ordinato di attaccare Negli intervalli di calma Si udì un fischio lontano e Come vuoi.Adesso stavano in Stepan Arkad'ic sorrise Come, la contata degli Non ho osato mancare a un Noi non ci faremo certo Proprio così - rispose Che il diavolo se lo Ecco, voi almeno mi fate Se allora da parte di lei No, io non so se tu sia al Il fratello maggiore Dirò naturalmente che Betsy info |
Anna, in nome di Dio, non- Anna, in nome di Dio, non parlare così - disse lui sommesso. - Può darsi che io mi sbagli, ma credimi, quello che dico lo dico tanto per me come per te. Io sono tuo marito e ti amo.Per un attimo la testa di lei si chinò e la luce ironica degli occhi si spense; ma la parola "amo" la irritò di nuovo. Pensò: "Ama? Può forse amare lui? Se non avesse sentito dire che esiste l'amore, non avrebbe neanche mai usato questa parola. Ma lui non sa neppure cosa sia l'amore!".- Aleksej Aleksandrovic, davvero, non capisco - disse. - Precisa quello che pensi- Lasciami parlare, ti prego. Io ti amo. Ma io non parlo di me; qui le persone principali siete voi, tu e nostro figlio. Può darsi benissimo, ripeto, che le parole ti sembrino del tutto inutili e fuori posto; forse sono provocate da un mio smarrimento. In questo caso ti prego di perdonarmi. Ma se tu stessa senti che c'è anche il più piccolo fondamento, allora, ti prego, pensaci, e, se il cuore te lo dice, confidatiAleksej Aleksandrovic, senza rendersene conto, diceva cose affatto diverse da quelle che aveva preparate.- Non ho nulla da dire. E poi - ella disse in fretta, trattenendo a stento un sorriso - davvero è ora di dormire.Aleksej Aleksandrovic sospirò e, senza dir più nulla, si diresse in camera.Quando ella entrò, egli era già a letto. Le sue labbra erano severamente strette e gli occhi non la guardavano. Anna si coricò nel suo letto, aspettando ch'egli da un momento all'altro riprendesse a parlare. Ne aveva insieme paura e desiderio. Ma egli taceva. Ella attese a lungo, immobile, ma già lo aveva dimenticato: pensava all'altro, vedeva l'altro e sentiva che il cuore a questo pensiero le si riempiva di ansia e di gioia colpevole. A un tratto sentì un ronfio nasale, eguale e calmo. Dapprima Aleksej Aleksandrovic si spaventò quasi del proprio russare e si fermò, ma, dopo due respiri, il ronfio si fece sentire calmo e cadenzato.- È tardi, è tardi ormai - mormorò lei con un sorriso. Rimase a lungo immobile con gli occhi aperti e le sembrava di vedere lei stessa, nel buio, il loro bagliore. |