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Dal suono dei passi leggeri Ti voglio mettere in Anna, in nome di Dio, non Da quella sera cominciò una Tutto è finito - disse Sopraggiunse intanto la La primavera aveva tardato ad Perché il falegname non Su, magari, vada per Ma voi, del resto, anche Non fa nulla, padrone, si Levin montò a cavallo e andò Mentre nella migliore Stepan Arkad'ic non disse Ehi, Agaf'ja Michajlovna Ho ordinato di attaccare Negli intervalli di calma Si udì un fischio lontano e Come vuoi.Adesso stavano in Stepan Arkad'ic sorrise Come, la contata degli Non ho osato mancare a un Noi non ci faremo certo Proprio così - rispose Che il diavolo se lo Ecco, voi almeno mi fate Se allora da parte di lei No, io non so se tu sia al Il fratello maggiore Dirò naturalmente che Betsy info |
Negli intervalli di calmaNegli intervalli di calma completa, si poteva udire il crepitar delle foglie dell'anno prima, smosse dallo sgelo della terra e dal germinare delle erbe."Che meraviglia! Si sente e si vede come cresce l'erba!" si disse Levin, notando una foglia bagnata di tremula color lavagna che si moveva accanto a un filo d'erba nuova. Egli stava in piedi, in ascolto, e guardava ora la terra umida muscosa, ora Laska tutt'orecchi, ora il mare delle cime spoglie degli alberi che si stendeva dinanzi a lui ai piedi della montagna, ora il cielo che scolorava velato da strati bianchi di nuvole. Un falco, battendo le ali lentamente, volò alto sul bosco lontano; un secondo, con moto eguale, volò nella stessa direzione e scomparve. Gli uccelli presero a cinguettare ancor più chiassosi e insistenti nel fitto del bosco. Non lontano urlò un gufo, e Laska, rabbrividendo, fece alcuni passi accorti e, piegata la testa da un lato, si mise in ascolto. Di là dal fiume si udì il cuculo. Per due volte lanciò il solito verso, poi s'arrochì, abborracciò, barbugliò.- Che bellezza! di già il cuculo! - disse Stepan Arkad'ic uscendo di dietro a un cespuglio.- Già, ho sentito - rispose Levin, rammaricandosi di rompere il silenzio del bosco con la propria voce, sgradita a lui stesso. - Ecco, arrivano!La figura di Stepan Arkad'ic passò di nuovo dietro al cespuglio e Levin vide solo la fiammella viva di un fiammifero seguìta subito dopo dal fuoco rosso della sigaretta e da un piccolo fumo turchino.Cik! cik!, scattarono i cani del fucile alzati da Stepan Arkad'ic.- Che cos'è che stride? - domandò Oblonskij, attirando l'attenzione di Levin su di uno stridio prolungato, come di un puledro che, ruzzando, nitrisse con voce acuta.- Ah, non sai? È una lepre, un maschio. Ma stiamo zitti! Senti? passano! - gridò quasi Levin, alzando i cani del fucile. |