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Dal suono dei passi leggeri Ti voglio mettere in Anna, in nome di Dio, non Da quella sera cominciò una Tutto è finito - disse Sopraggiunse intanto la La primavera aveva tardato ad Perché il falegname non Su, magari, vada per Ma voi, del resto, anche Non fa nulla, padrone, si Levin montò a cavallo e andò Mentre nella migliore Stepan Arkad'ic non disse Ehi, Agaf'ja Michajlovna Ho ordinato di attaccare Negli intervalli di calma Si udì un fischio lontano e Come vuoi.Adesso stavano in Stepan Arkad'ic sorrise Come, la contata degli Non ho osato mancare a un Noi non ci faremo certo Proprio così - rispose Che il diavolo se lo Ecco, voi almeno mi fate Se allora da parte di lei No, io non so se tu sia al Il fratello maggiore Dirò naturalmente che Betsy info |
Noi non ci faremo certo- Noi non ci faremo certo attendere pel denaro. Sono venuto per vedervi, per discorrere un po'.- Discorrere di che? Ma sedetevi.- Questo sì - disse Rjabinin, sedendosi e appoggiandosi, nel modo più scomodo per lui, alla spalliera della poltrona. - Bisogna che abbassiate un po' il prezzo, principe. Sarebbe un peccato mandare a monte. E i denari son pronti, prontissimi. Fino all'ultima copeca. Pel pagamento non ci sarà ritardo.Levin, che, nel frattempo, aveva riposto il fucile nell'armadio e già stava per uscire, udite le parole del compratore, si fermò sulla porta.- E così, voi avete preso il bosco per niente - disse. - È giunto tardi da me, altrimenti il prezzo l'avrei fatto io.Rjabinin si alzò e guardò Levin in silenzio con un sorriso di sotto in su.- Siete molto attaccato al denaro, Konstantin Dmitric - disse, volgendosi a Stepan Arkad'ic con un sorriso. - Decisamente da lui non ci si può comprar nulla. Stavo trattando per il frumento, offrivo dei bei soldi, io.- Perché dovrei regalarvi il mio? Non l'ho mica trovato per terra, né rubato.- Vi prego. Al giorno d'oggi rubare è definitivamente impossibile. Tutto, al giorno d'oggi è definitivamente di dominio pubblico, oggi tutto è onesto; altro che rubare! Ma via, trattiamo onestamente. È caro questo legname, non ci esco neanche con le spese. Chiedo di cedere almeno di una piccolezza.- Ma voi l'affare lo avete concluso sì o no? Se è concluso non c'è più nulla da trattare, se non è concluso - disse Levin - il bosco lo compro io.Il sorriso scomparve a un tratto dal viso di Rjabinin. Una espressione di sparviero, rapace e dura, vi si fissò. Con le dita ossute e rapide sbottonò il soprabito, scoprendo la camicia che ne usciva fuori, i bottoni di rame del panciotto e la catena dell'orologio, e in fretta cavò fuori un grosso e vecchio portafoglio.- Vi prego, il bosco è mio - pronunciò, dopo essersi fatto in fretta il segno della croce e tendendo la mano. - Ecco il denaro, il bosco è mio. Ecco come fa gli affari Rjabinin, e non bada agli spiccioli - disse accigliato, agitando il portafoglio.- Io al posto tuo non avrei fretta - disse Levin.- Ti prego - disse sorpreso Oblonskij. - Ho dato la parola.Levin uscì dalla stanza, sbattendo la porta. Rjabinin, guardando verso questa, scosse la testa con un sorriso.- Gioventù, definitivamente; anzi fanciullaggine. Compro per tanto, credetemi sull'onore, solo per potermi vantare, ecco, che Rjabinin, e nessun altro, ha comprato il bosco da un Oblonskij. E anche, se Dio vuole, per guadagnarci su. Credete a Dio. Vi prego, signore. Scriviamo il contrattino.Un'ora dopo il compratore, incrociatasi accuratamente la veste e agganciati gli uncini del soprabito, col contratto in tasca, sedette nella sua carretta ben ferrata per tornarsene a casa.- Oh, questi signori! - disse all'inserviente - tutti a un modo! |