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Dal suono dei passi leggeri Ti voglio mettere in Anna, in nome di Dio, non Da quella sera cominciò una Tutto è finito - disse Sopraggiunse intanto la La primavera aveva tardato ad Perché il falegname non Su, magari, vada per Ma voi, del resto, anche Non fa nulla, padrone, si Levin montò a cavallo e andò Mentre nella migliore Stepan Arkad'ic non disse Ehi, Agaf'ja Michajlovna Ho ordinato di attaccare Negli intervalli di calma Si udì un fischio lontano e Come vuoi.Adesso stavano in Stepan Arkad'ic sorrise Come, la contata degli Non ho osato mancare a un Noi non ci faremo certo Proprio così - rispose Che il diavolo se lo Ecco, voi almeno mi fate Se allora da parte di lei No, io non so se tu sia al Il fratello maggiore Dirò naturalmente che Betsy info |
Si udì un fischio lontano eSi udì un fischio lontano e, proprio all'intervallo regolare di due secondi così noto al cacciatore, un secondo, un terzo fischio e, dopo il terzo, lo zirlio era già percettibile.Levin girò gli occhi a destra e a sinistra, ed ecco, dinanzi a lui, nel cielo azzurro cupo, al di sopra dei germogli teneri e gonfi delle tremule, apparve l'uccello in volo. Volava diritto verso di lui: lo zirlio ormai vicino, simile allo squarciarsi a intervalli regolari di una grossa tela, gli risonò proprio sopra l'orecchio; si scorgeva già il becco lungo e il collo dell'uccello, ma nel momento in cui Levin prendeva la mira, di dietro al cespuglio dov'era Oblonskij, guizzò un lampo rosso; l'uccello, come una freccia, s'abbassò e salì di nuovo in alto. Guizzò un altro lampo e si udì un colpo, e sbattendo le ali, quasi cercando di reggersi nell'aria, l'uccello si fermò, rimase un attimo sospeso e precipitò pesantemente sul terreno fangoso.- Possibile che abbia fatto padella? - gridò Stepan Arkad'ic che non riusciva a vederci per il fumo.- Eccola! - disse Levin, indicando Laska che, con un orecchio alzato e agitando la punta della coda lanosa, a passi lenti, come se sorridesse e volesse prolungarsene il piacere, portava l'uccello ucciso al padrone. - Via, son contento che sia riuscito a te - disse Levin, pur provando un certo senso di invidia a non essere stato lui ad ammazzar la beccaccia.- Una brutta padella dalla canna destra - rispose Stepan Arkad'ic, ricaricando il fucile. - Sst. passano.Si udivano infatti fischi acuti susseguirsi l'uno all'altro, rapidi. Due beccacce, giocando a rincorrersi e fischiando solo, senza zirlare, volarono sopra le teste dei cacciatori. Risonarono quattro colpi, ma le beccacce, quasi rondini, compirono una voluta rapida e scomparvero dalla vista..Il passo fu ottimo. Stepan Arkad'ic uccise due uccelli e Levin due, di cui uno non si trovò. Cominciava a imbrunire. In basso, al di là delle betulle, Venere con la sua luce tenue splendeva chiara d'argento; mentre in alto, a levante, il corrusco Arturo spandeva già la sua luce rossastra. Proprio sopra il suo capo, Levin ora scorgeva, ora smarriva le stelle dell'Orsa. Le beccacce avevano già cessato il volo; ma Levin decise di aspettare che Venere, ch'egli vedeva al di sotto di un piccolo ramo di betulla, passasse al di sopra, e che le stelle dell'Orsa apparissero chiare in ogni punto. Ma Venere aveva già oltrepassato il ramo, il carro dell'Orsa col suo timone era già tutto chiaro nel cielo azzurro fondo, e Levin aspettava ancora.- Non è ora? - chiese Stepan Arkad'ic.Nel bosco c'era già quiete e neppure il più piccolo uccello si moveva.- Restiamo ancora - rispose Levin. |