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Dal suono dei passi leggeri Ti voglio mettere in Anna, in nome di Dio, non Da quella sera cominciò una Tutto è finito - disse Sopraggiunse intanto la La primavera aveva tardato ad Perché il falegname non Su, magari, vada per Ma voi, del resto, anche Non fa nulla, padrone, si Levin montò a cavallo e andò Mentre nella migliore Stepan Arkad'ic non disse Ehi, Agaf'ja Michajlovna Ho ordinato di attaccare Negli intervalli di calma Si udì un fischio lontano e Come vuoi.Adesso stavano in Stepan Arkad'ic sorrise Come, la contata degli Non ho osato mancare a un Noi non ci faremo certo Proprio così - rispose Che il diavolo se lo Ecco, voi almeno mi fate Se allora da parte di lei No, io non so se tu sia al Il fratello maggiore Dirò naturalmente che Betsy info |
Da quella sera cominciò unaDa quella sera cominciò una nuova vita per Aleksej Aleksandrovic e sua moglie. Non accadde nulla di straordinario. Anna continuò a frequentare il gran mondo, andava spesso, più che altrove, dalla principessa Betsy, e s'incontrava con Vronskij dovunque. Aleksej Aleksandrovic rilevava tutto questo, ma non poteva farci nulla. A tutti i tentativi per portarla ad una spiegazione, ella opponeva il muro impenetrabile del suo allegro stupore. Esteriormente tutto era come prima, ma i loro rapporti intimi si erano completamente mutati. Aleksej Aleksandrovic, l'uomo così energico negli affari di stato, si sentiva impotente. Come un bue, aspettava, con il capo abbassato, la mazza che sentiva sospesa su di sé. Ogni qualvolta ci pensava, sentiva che era necessario tentare qualcosa, sentiva che, con la bontà, la tenerezza, la persuasione, c'era ancora la speranza di salvarla, di farla rientrare in sé, e ogni giorno si disponeva a parlare. Ma appena cominciava a parlare con lei, sentiva che lo spirito del male e dell'inganno che la possedeva s'impossessava anche di lui, ed egli parlava di cose del tutto diverse e con un tono contrario a quello che avrebbe voluto usare. Suo malgrado, parlava con lei con quell'abituale tono di canzonatura, come se proprio così volesse parlare. E con questo tono non si poteva dire ciò che era necessario dire..XIQuello che per Vronskij era stato, per quasi un anno, l'unico, esclusivo desiderio che si era sostituito a tutti i desideri della sua vita, quello che per Anna era un impossibile, pauroso e così fascinoso sogno di felicità, quel desiderio era soddisfatto. Pallido, con la mascella inferiore che tremava, egli stava in piedi, chino su di lei, e la supplicava di calmarsi, non sapendo egli stesso di che, di che cosa.- Anna, Anna - diceva, con voce tremante - Anna, in nome di Dio!Ma quanto più forte egli parlava, tanto più bassa ella chinava la testa, un tempo orgogliosa e gaia, ora vergognosa; e si piegava tutta e scivolava dal divano sul quale era poggiata verso terra, ai piedi di lui; sarebbe caduta sul tappeto s'egli non l'avesse sorretta.- Dio mio, perdonami! - diceva, singhiozzando, stringendo al petto le mani di lui.Si sentiva così colpevole e peccatrice che non le restava che prostrarsi e chiedere perdono; ma adesso, nella sua vita, all'infuori di lui, non c'era più nessuno, e a lui volgeva la sua preghiera di perdono. Guardandolo, sentiva fisicamente la propria abiezione, e non poteva più parlare. Egli, invece, sentiva quello che deve sentire l'assassino quando vede il corpo da lui privato della vita. Questo corpo da lui privato della vita era il loro amore, il primo tempo del loro amore. C'era orrore e ripugnanza nel ricordare quello ch'era stato pagato a un così pauroso prezzo di vergogna. La vergogna dinanzi alla propria nudità spirituale soffocava lei e si comunicava a lui. Ma nonostante tutto l'orrore dell'assassino dinanzi al corpo assassinato, occorre fare a pezzi questo corpo, nasconderlo, valersi di ciò che l'assassino, uccidendo, ha conquistato.E con accanimento, con furore quasi, colui che ha ucciso si getta su questo corpo, e lo trascina e smembra: così anch'egli copriva di baci il viso e le spalle di lei. Ella gli teneva stretta una mano e non si moveva. Ecco, questi baci sono il prezzo di questa vergogna. Anche questa mano che sarà sempre mia, è la mano del mio complice. Sollevò la mano e la baciò. Egli si piegò sulle ginocchia e voleva scoprirle il viso, ma lei si nascondeva e non diceva nulla. Finalmente, facendo uno sforzo, si sollevò e lo respinse. Il suo viso era sempre bello, ma faceva tanta più pena. |